ti trovi in: Vademecum - Una prospettiva di sviluppo
 
 
 

Vademecum - Una prospettiva di sviluppo



Dalle esperienze di extrascuola
alle comunità di apprendimento

In molte delle esperienze che ampliano i propri orizzonti ai bisogni di crescita dei bambini e delle bambine, si fa progressivamente strada la consapevolezza che l’avventura di imparare riguarda non solo i bambini e le famiglie ma anche gli adulti, ed in particolare, insegnanti, educatori, volontari ed operatori sociali. La comunità locale percepisce che se il proprio patrimonio culturale non cresce con le nuove generazioni, la qualità della vita dell’intera comunità stessa ne risente. Dal momento che la convivenza sociale migliora se più cittadini responsabili vivono in essa, l’esclusione di alcuni (peggio ancora di tanti) impoverisce l’intera comunità. In tal senso, la cultura risulta essere una creazione individuale e sociale, che costruiamo personalmente e di concerto con gli altri: impariamo a scuola ma anche in famiglia, in oratorio, nelle attività sportive, facendo i compiti o giocando.
Inoltre non sono solo i piccoli a maturare competenze e abilità, ma anche i genitori, i giovani, gli insegnanti in pensione o i volontari imparano ad ascoltare, capire e spiegare, sviluppando capacità di far apprendere e di apprendere in prima persona.
La vita dei bambini, dei giovani e degli adulti nei quartieri cittadini e anche nei paesi più piccoli – e talvolta perfino in realtà lontane geograficamente – si assomiglia oggi sempre di più. Consumiamo gli stessi prodotti, vediamo le stesse serie televisive con le stesse pubblicità, vestiamo con la stessa moda. Eppure, nelle realtà locali, si possono riconoscere dei tratti tipici. Si tratta di modi particolari di parlare, cucinare e mangiare, vivere in famiglia, lavorare. Anche questi modi si trasformano rapidamente, si contaminano con gli stili di vivere, pensare e fare di persone nate altrove e dei loro figli nati in Italia. Le comunità intatte nel tempo, sempre uguali a se stesse di generazione in generazione, non esistono più. Emergono però tracce di comunità ogni volta che le persone cercano e trovano qualcosa che le accomuna, le fa sentire non isolate ma legate agli altri. Quando ciò avviene ci sentiamo più sicuri, meno soli, meno esposti al rischio; di contro, quando non viviamo momenti e spazi di comunità siamo più vulnerabili. La perdita del lavoro, le difficoltà economiche, i problemi di salute, i conflitti con i figli ci fanno sentire bisognosi di relazioni con altri che, come noi, vivono le medesime situazioni. Ciò accade ai piccoli e ai grandi. Per questo cerchiamo legami con altri, spazi ed esperienze di comunità, anche limitati ma significativi. Possiamo farlo sul luogo di lavoro, in Parrocchia, in una società sportiva o in un’associazione culturale o ricreativa. Si può realizzare anche intorno al bisogno, che tutti abbiamo, pur in modi diversi a seconda delle età, di imparare.
Apprendere è l’atto umano che dura più a lungo, inizia con il primo pianto e con la ricerca del seno della mamma, finisce quando il nostro corpo non ci sostiene più. Continuiamo a imparare e, imparando, diamo forma alla cultura nostra e della comunità nella quale siamo inseriti. Possiamo scambiarci insegnamenti e apprendimenti: in un paese o in un quartiere ci sono saperi e competenze più profondi e reali che nelle enciclopedie e in internet. Possiamo andare tutti a scuola: figli, genitori, imprenditori, sindaci e assessori. Tutti possono insegnare, anche i piccoli, e tutti possono imparare. La comunità di apprendimento non ha una sede e un ufficio, non ha orari di apertura e chiusura; può nascere ovunque alcune persone – di diversa età, professione, religione, lingua – si incontrano perché curiose, insoddisfatte di ciò che conoscono o sanno fare, desiderose di imparare e insegnare. Anche le tecnologie, allora, possono aiutare perché ci collegano ad altri posti e persone con rapidità, stabiliscono con facilità connessioni che permettono di costruire conoscenze comuni.
Le comunità di apprendimento nascono spontaneamente ma vanno curate, coltivate: occorre reperire risorse e valorizzarle, scambiare idee e competenze, realizzare piccole imprese educative. In questa direzione si vanno muovendo le esperienze educative extrascolastiche maturate sul territorio in questi anni.
Un punto di incontro per chi opera per il diritto dei ragazzi e delle ragazze all’apprendimento e alla cultura