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Vademecum - Ideare e progettare extrascuola


   Perché ideare e progettare un extrascuola?
   Chi è chiamato a ideare l’extrascuola?
   Quali azioni intraprendere per un’efficace ideazione?
   Senza dimenticare i rischi!
   Bisogna sapere che …
   Check list




















 
Perché ideare e progettare
un extrascuola?
Un’esperienza di extrascuola nasce dalla voglia di occuparsi attivamente del successo scolastico, dell’apprendimento e della cultura dei ragazzi e delle ragazze di una realtà locale (paese, quartiere cittadino).
Il desiderio e la buona volontà da soli, però, non bastano: per dare vita a un progetto extrascuola bisogna disporre di buone capacità organizzative e, soprattutto, saper trasformare intuizioni e idee in progetti realistici.
“Ideazione” e “progettazione” partecipata si rivelano quindi fasi essenziali per passare dall’idea di qualcuno al progetto di un’intera comunità, costituiscono tappe imprescindibili per favorire il coinvolgimento dei diversi attori territoriali intorno a un’ipotesi progettuale condivisa.


 
   

Chi è chiamato a ideare l’extrascuola?

L’idea di realizzare un progetto extrascuola nasce, di solito, dall’incontro di alcune persone (un direttore di oratorio, un amministratore locale, alcuni insegnanti o ex insegnanti, un gruppo di genitori o di educatori, un’associazione di volontari, ecc.) che hanno a cuore la questione delle opportunità di apprendimento offerte da un paese o da un quartiere alle nuove generazioni.
Perché la domanda educativa di costoro diventi un desiderio collettivo di attivarsi per un obiettivo comune, è essenziale che, sin dalla fase di ideazione e progettazione, si costituisca una rete di attori sociali significativi e rappresentativi dei tre vertici essenziali per l’impresa extrascuola: le famiglie, la scuola e il territorio. Perciò, indipendentemente da chi sia il promotore del processo di ideazione, è importante cercare di coinvolgere sin dall’inizio tutte le realtà e le persone che quotidianamente sono impegnate in azioni di cura, accompagnamento, supporto dei ragazzi e delle ragazze di quello specifico contesto: la dirigenza scolastica e gli insegnanti che condividono l’idea che l’apprendimento si produca anche oltre la scuola, il Comune con le sue diverse articolazioni (la componente politica e quella tecnica con gli operatori dei servizi educativi, scolastici, sociali e della biblioteca), il direttore e gli animatori dell’oratorio, le associazioni di volontariato, le polisportive, le cooperative sociali…
Un’attenzione particolare va rivolta al coinvolgimento dei genitori, delle loro rappresentanze, come le associazioni, i gruppi e i comitati genitori, ma anche alle realtà di famiglie accomunate da condizioni particolari: genitori di figli disabili, famiglie straniere ...
In questi processi, un ruolo importante è certo quello svolto da figure professionali, alle quali, tuttavia, non va delegato in toto l’impegno progettuale ma va, piuttosto, richiesto di mettere a disposizione competenze metodologiche e strumenti specifici per accompagnare le disponibilità volontarie del territorio.
Evitando la tentazione di passare frettolosamente alla più rassicurante dimensione del “fare”, si tratta di svolgere un impegnativo lavoro per far incontrare punti di vista di soggetti diversi. Tale sforzo serve per comprendere bisogni e potenzialità dei bambini e dei ragazzi e per individuare le risposte più idonee alle domande che essi pongono.


 
    

Quali azioni intraprendere per una efficace ideazione?

Le azioni possibili sono numerose e diverse, non riconducibili ad uno standard comune, poiché l’attivazione di un’esperienza di extrascuola va fatta adeguandosi alle caratteristiche delle diverse realtà locali, che hanno storie e risorse differenti.

Problemi da affrontare. Ciò che si può evidenziare alla luce delle esperienze svolte, sono alcuni passaggi e alcuni problemi che è necessario affrontare per riuscire a ottenere due importanti risultati:
  • trasformare un insieme di persone, animate da desideri, sensibilità e visioni in parte simili e in parte differenti, in un gruppo di lavoro capace di definire obiettivi comuni e procedere insieme per conseguirli
  • tradurre un’idea in un’ipotesi progettuale, sulla base di un piano di fattibilità condiviso e formalizzato.
Agenda di incontri. Per raggiungere questi risultati è necessario, innanzitutto, disporre un’agenda di incontri di diverso tipo – scambi individuali, momenti operativi in piccolo gruppo, assemblee rappresentative dell’intera rete, ecc. – condotti con una chiara visione degli obiettivi da conseguire e della meta verso cui tendere.

L’attività decisionale. Procedere lungo l’itinerario della progettazione richiede, da parte dei diversi organismi, di sviluppare un’intensa attività decisionale in merito a diversi oggetti:
  • i bisogni e i problemi ai quali si intende dare risposta: difficoltà scolastiche e linguistiche, svantaggio sociale e culturale, mancanza di opportunità nel tempo libero, conciliazione dei tempi di lavoro e di cura delle famiglie, ecc.
  • i destinatari a cui si intende indirizzare la proposta: bambini della scuola primaria o ragazzi della secondaria, la generalità dei ragazzi o solo quelli inviati dalla scuola per difficoltà scolastica
  • gli obiettivi generali posti a guida del lavoro educativo: il recupero scolastico, l’alfabetizzazione, l’educazione interculturale, la socializzazione, il sostegno agli apprendimenti e lo sviluppo della motivazione allo studio, la promozione dei talenti, ecc.
  • gli approcci metodologici da adottare per sviluppare gli apprendimenti: affiancamento individuale, apprendimento cooperativo, animazione, percorsi laboratoriali
  • le risorse da reperire e impiegare: umane (operatori professionali e volontari, adulti o giovani, dotati di competenze generiche o specifiche come maestri d’arte, esperti, ecc.), materiali e strutturali (spazi, ambienti dove svolgere le attività, arredi) e  finanziarie, indispensabili per sostenere l’attività da svolgere. In particolare, per quanto riguarda le risorse economiche, si può segnalare come esse possano derivare da fonti diverse: finanziamenti pubblici (regionali, provinciali, comunali o a livello di Ambito Territoriale) attraverso specifiche leggi e programmi in ambito sociale, oppure da fonti private o attraverso iniziative di autofinanziamento
  • il tipo di rapporto con la scuola, il territorio e le famiglie: scambio di informazioni, collaborazione a livello progettuale o operativo, cotitolarità in partnership.
La ricognizione territoriale Per assumere queste decisioni è necessario disporre di una buona conoscenza e comprensione del contesto in cui si andrà a operare. Occorre, quindi, intraprendere un lavoro di ricognizione territoriale che metta in evidenza i diversi interessi e punti di vista sui problemi e sulle risposte da dare.

Figure professionali competenti. In riferimento ai processi indicati, si può sottolineare l’importanza del contributo offerto dalle figure professionali di varia competenza.
Al professionista (educatore, operatore sociale) si richiede in genere di:
  • facilitare l’espressione e l’accordo tra punti di vista e interessi diversi
  • aiutare il gruppo promotore a costruire reti e partnership
  • facilitare l’elaborazione di un progetto formalizzato
  • individuare strumenti di lavoro e proposte formative o consulenziali per supportare il gruppo promotore
  • predisporre momenti e dispositivi di monitoraggio, documentazione e valutazione del percorso svolto.

 

Senza dimenticare i rischi!

Nella fase iniziale di un progetto extrascolastico può succedere che un gruppo di lavoro, incontrando i molteplici interlocutori del territorio, finisca per raccogliere numerose deleghe a risolvere una molteplicità di problemi (alfabetizzazione, integrazione socio-culturale, recupero scolastico, svolgimento completo dei compiti, prevenzione del disagio familiare, …). Quando ciò accade, i promotori del progetto sono esposti al rischio di sobbarcarsi una “missione impossibile”.
In questi casi può valere la pena, nel momento in cui si esaminano i problemi, ricercare o evidenziare anche altri soggetti e realtà già presenti e attivi nel contesto territoriale, valorizzando le specificità e le competenze peculiari di ciascun attore.
All’opposto, può succedere che il gruppo di lavoro abbia la presunzione di avere già una completa conoscenza del problema e delle soluzioni da adottare, senza aprirsi quindi al confronto e senza ascoltare attentamente i soggetti che sono i portatori diretti dei bisogni. In questo caso, il pericolo è di costruire progetti che risultano eccellenti sulla carta, ma che, alla prova dei fatti, non trovano poi un effettivo riscontro da parte dei destinatari della proposta.
Nel percorso di ideazione è inoltre sconsigliabile focalizzarsi esclusivamente sui problemi, senza sviluppare anche una visione più complessiva di ciò che in positivo è opportuno sviluppare. In caso contrario si possono produrre effetti paradossali. È ciò che può accadere, ad esempio, quando, per aiutare i ragazzi giunti di recente da paesi stranieri a superare i problemi di alfabetizzazione e di integrazione nel gruppo classe, si focalizza l’azione dell’extrascuola esclusivamente sugli apprendimenti linguistici o sull’esecuzione dei compiti, senza preoccuparsi di dare vita anche a dei contesti relazionali motivanti e stimolanti. Il rischio in questi casi è quello che, presi dal desiderio di affrontare in modo diretto i problemi, si finisca per operare in situazioni che, vedendo una presenza prevalente o esclusiva di ragazzi stranieri, non favoriscono di fatto l’acquisizione delle capacità comunicative o il prodursi di esperienze di educazione interculturale e magari rinforzano uno stigma controproducente (“chi va allo spazio compiti è uno svantaggiato”)
Lo stesso tipo di problema può presentarsi anche quando l’extrascuola si pone come risorsa per sostenere i ragazzi che vivono difficoltà scolastiche limitandosi a riproporre il pomeriggio le stesse modalità vissute come ostacoli durante il mattino a scuola, con il rischio di aumentare in chi fa fatica a scuola ulteriore frustrazione e demotivazione all’apprendimento.


 
 

Bisogna sapere che …

Una buona idea può essere immaginata e applicata in mille modi diversi rispetto a uno stesso contesto. Perciò è bene pensare che la propria è sicuramente una buona idea, ma che il confronto con quelle degli altri ha buone possibilità di migliorarla ulteriormente. Si può inoltre scoprire che altri hanno già avuto idee simili e stanno già operando nel territorio, cosicché si rivelerebbe più saggio promuovere delle collaborazioni piuttosto che creare sovrapposizioni o dare vita a controproducenti dinamiche di concorrenza.
Un ulteriore aspetto, che è opportuno considerare, riguarda il conflitto: nei processi di cooperazione fra soggetti diversi, incomprensioni e divergenze non devono essere considerate spiacevoli eccezioni, ma elementi normali di una situazione di lavoro comune, che  richiede l’impiego di adeguate capacità di ascolto, negoziazione e mediazione dei conflitti.
Per contribuire a rendere efficace un gruppo di lavoro nel preparare interventi extrascolastici, un altro fattore significativo è senz’altro la fiducia che si crea nell’incontro e nelle relazioni faccia a faccia, che permettono di conoscersi e di riconoscersi in un fine comune. Il senso di coesione che si genera intorno al “pensare insieme” costituisce la premessa indispensabile perché si possa “agire bene insieme” collaborando al successo del progetto.
Infine, l’esperienza degli extrascuola mostra con grande evidenza che la motivazione più efficace nell’incoraggiare i ragazzi ad apprendere con impegno e con passione è vedere adulti che con pari passione e impegno si sforzano di interrogarsi e riflettere su quanto fanno, cercano di agire in modo finalizzato e coordinato nel presente e hanno il coraggio di immaginare un futuro migliore per loro e per i loro figli.
 

 

Check list

Alcune domande possono aiutare a orientare o verificare il processo di ideazione e progettazione:
  • È stato costituito un gruppo di lavoro per l’analisi dei bisogni, l’individuazione delle risorse e la stesura del progetto?
  • Il gruppo di lavoro è sufficientemente rappresentativo delle tre componenti indispensabili per questi progetti: famiglie, scuola e territorio?
  • È stata svolta un’analisi nel territorio per rilevare i bisogni presenti e individuare le risorse da coinvolgere sia per arricchire il progetto, sia per superare diffidenze e ostacoli?
  • Il progetto dichiara con chiarezza “cosa” si intende realizzare, gli obiettivi che si perseguono, i destinatari diretti e indiretti ai quali si rivolge il servizio, le prestazioni che eroga, le attività che propone, le modalità di accesso, le risorse e le forme di valutazione?
  • Ci si è preoccupati di individuare, magari attraverso un organigramma, le diverse responsabilità, le titolarità, le partnership, gli enti finanziatori, gli organismi di raccordo necessari per orientare il lavoro in rete e monitorare gli esiti?
  • È stata fatta un’analisi dei costi e una valutazione della possibilità di sostenerli nel tempo (sostenibilità del progetto)?
Un punto di incontro per chi opera per il diritto dei ragazzi e delle ragazze all’apprendimento e alla cultura