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Vademecum - Impresa extrascuola






Cos’è extrascuola
Il confronto e l’analisi delle esperienze realizzate in questi anni nel territorio della provincia di Bergamo in tema di extrascuola hanno permesso di individuare un insieme assai eterogeneo di progetti e servizi diversamente denominati (spazi compiti, non solo compiti, laboratori…) promossi da vari soggetti e rivolte a ragazzi e ragazze  di diversa età. Gli interventi nell’extrascuola costituiscono pertanto una realtà multiforme dai contorni non sempre rigidamente definibili. Essi infatti:
  • propongono molteplici attività pomeridiane che vanno dal supporto compiti all’aggregazione, dai laboratori espressivi e culturali all’attività ludica, dalle attività motorie e sportive a momenti di convivialità e a esperienze che offrono la possibilità di sperimentare relazioni di varia natura con i coetanei e con gli adulti
  • si rivolgono a destinatari assai eterogenei: dai bambini della Scuola Primaria ai ragazzi della Secondaria di 1° grado e in alcuni casi anche di 2° grado
  •  vengono gestiti da figure diverse: in alcuni casi da educatori professionali e volontari insieme, in altri solo dagli uni o dagli altri
  • sono promossi da vari enti titolari, come enti locali, istituti scolastici, parrocchie, cooperative, associazioni di volontariato e gruppi o comitati genitori
  • possono essere attivati direttamente nella scuola, ma più spesso nel territorio, all’interno di servizi e progetti più ampi, come oratori, centri di aggregazione giovanile, progetti adolescenti, ecc.


Perché l’extrascuola
Le azioni educative che da anni si realizzano in provincia di Bergamo sono un esempio vitale di come si sia venuta concretamente sviluppando l’attenzione delle comunità locali per lo sviluppo della cultura dei bambini e delle bambine, dei giovani e degli adulti.
In una storia ormai assai ricca di esperienze extrascolastiche realizzate, in questi decenni, nel nostro Paese, si possono riconoscere alcune tappe importanti, che sinteticamente possiamo ripercorrere.

Doposcuola per riuscire a scuola
Tante esperienze educative nel sociale costituiscono un aiuto per “dare di più a chi ha meno”, mirano cioè ad affrontare situazioni di difficoltà scolastiche di alunni che non sono seguiti a casa nello studio, che non hanno alle spalle supporti in grado di aiutarli nel riuscire bene a scuola. Oggi i bambini e le bambine che non godono di pari opportunità rispetto agli altri non sono più tanto, come accadeva alcuni decenni fa, i figli e le figlie di montanari o contadini, oppure immigrati dal Sud Italia, ma sono generalmente bambini che provengono da Paesi lontani o che vivono difficoltà familiari o scolastiche.
Le realtà educative che nascono fuori dalla scuola per colmare tale carenza non sempre riescono ad avere con l’istituzione scolastica un rapporto paritario e collaborativo. In questi casi sembra che vengano consegnati al sociale problemi che, pur evidenziandosi all’interno della scuola, non hanno una stretta attinenza con la didattica. Chi se ne fa carico ha spesso la sensazione di operare una rincorsa continua, affrontando una distanza che sembra incolmabile: quando faticosamente si raggiunge un risultato con un bambino o una bambina in difficoltà scolastiche, il resto della classe ha già fatto molti più passi in avanti.
Se Scuola ed extrascuola restano distanti, si guardano dall’alto al basso o addirittura finiscono per contrapporsi, è difficile che riescano a sviluppare un’efficace azione a beneficio del successo formativo e del benessere dei ragazzi in difficoltà.

Non solo compiti
Le esperienze di supporto allo studio ben presto si misurano con questioni che non sono limitate al solo bisogno dei bambini e delle bambine di essere seguiti nell’apprendimento scolastico: emergono situazioni concrete di difficoltà di diversa natura e altrettanto rilevanti. Le carenze nello studio possono derivare dal fatto che i bambini spesso sono soli a casa, oppure sprecano il tempo tra coetanei in modo non costruttivo, rischiando (rischi diversi a seconda delle età) di perdere opportunità di crescita.
Cogliendo tali aspetti critici, molte esperienze di extrascuola ampliano il proprio orizzonte di attenzione e di attività. Accanto al momento dei compiti propongono giochi, iniziative ricreative e laboratori espressivi o manuali, momenti di socializzazione (feste, gite…). In questo modo i ragazzi imparano, con fatica ma anche con soddisfazione, a scoprire cosa amano e sanno fare, cosa vorrebbero imparare, e si abituano a stare con gli altri, a litigare in modo sano e che non faccia male (al corpo e all’animo, a sé e agli altri), a mettersi d’accordo, a diventare gruppo che accoglie, a sentirsi parte di una comunità.

Dal riparare difficoltà allo scoprire e curare talenti
Sono diverse le esperienze di extrascuola che nel corso della loro attività hanno compiuto un percorso di evoluzione: da azioni “compensative” per sostenere chi ha difficoltà a interventi volti a promuovere le differenti capacità dei ragazzi, ma anche le competenze degli adulti a motivarli e sostenerli nelle loro esperienze di apprendimento.
Oltre a offrire un supporto nei compiti, questi progetti investono energie per:

  • stimolare la curiosità e il desiderio di conoscere e ricercare
  • promuovere la motivazione allo studio e sostenere l’autostima
  • incrementare le competenze relazionali e le abilità di lavoro cooperativo
  • sviluppare la consapevolezza intorno alla propria intelligenza.
  • In alcune esperienze si sta cercando di sviluppare modalità di lavoro che puntino allo sviluppo delle potenzialità e delle doti di ciascun ragazzo, sperimentando itinerari educativi che partono dalla ricerca dei talenti personali, piuttosto che dalle difficoltà e dai limiti.
    Il presupposto è che numerose e diverse sono le forme di intelligenza e le doti possedute dai bambini e dai ragazzi: vi sono talenti che si manifestano attraverso il pensiero o il corpo, le relazioni, la creatività artistica o la spiritualità, l’agire pratico e quello sociale…
    Ma le capacità personali, per essere adeguatamente sviluppate, richiedono di essere notate, riconosciute, curate e valorizzate da altri. È nelle relazioni che il talento si può esprimere, può emergere, può dare vita a forme originali e autentiche di crescita.
    Le esperienze educative dell’extrascuola possono costituire contesti privilegiati per favorire l’espressione e la valorizzazione delle potenzialità specifiche di ciascun ragazzo, in quanto sono collocate in una terra di mezzo fra apprendimenti formali e informali, fra tempo scolastico e tempo libero, fra didattica e animazione, fra scuola e comunità locale.


Extrascuola come “impresa di comunità”

Sono i membri di una comunità locale, in relazione alla propria differente posizione (giovani, adulti, professionisti dell’educazione, genitori, amministratori…), ad avere una responsabilità specifica nella creazione e nel mantenimento delle condizioni più favorevoli perché i talenti individuali si possano esprimere.
Scoprire i talenti dei ragazzi e valorizzarne le intelligenze comporta un impegno diffuso nel dare visibilità e voce alle potenzialità di ciascun ragazzo, anche attraverso un’adeguata capacità di rappresentare e comunicare il valore che esse assumono per la comunità in cui questi sono inseriti. Quando il talento si esprime ed è riconosciuto, contribuisce a sviluppare senso di appartenenza e di identità ed il successo individuale diventa successo dell’intera comunità.
È qui che si esprime appieno il significato e il valore sociale dei progetti extrascuola, che costituiscono un’opportunità per dare vita a piccole ma significative imprese di comunità intorno al diritto dei ragazzi all’apprendimento [1], dove l’apprendimento si genera in una relazione tra il ragazzo e l’adulto, tra il bambino e i volontari, reale incarnazione di una comunità. Imprese che possono offrire una chance in più per riuscire a scuola e dare un senso alla fatica e all’impegno (motivazione, fiducia in se stessi, autoefficacia), imprese che consentono di sperimentare un senso di appartenenza al gruppo dei coetanei nel “sentirsi parte” di una squadra, un gruppo, un oratorio, un paese o un quartiere, imprese che danno la possibilità di far vivere momenti di condivisione, dando modo di sperimentare un nuovo senso di comunità.
È in questa prospettiva che meglio si può cogliere lo stretto legame che unisce i processi di apprendimento alla politica e all’esercizio effettivo dei diritti di cittadinanza. Un impegno diffuso – spesso agito con spontaneità “per aiutare nei compiti”, “per far star bene i ragazzi”, “per sviluppare collaborazioni nella comunità” – che esprime un grande potenziale educativo e delinea fondamentali sfide sul piano civile e dei rapporti intergenerazionali: da un lato, gli adulti esprimono cittadinanza reale impegnandosi nel garantire ai propri figli il diritto ad apprendere, dall’altro, i ragazzi sperimentano esercizi di educazione alla cittadinanza, dotandosi della parola per costruire la società adulta del futuro.
Una volta consapevoli della complessità della sfida e della posta in gioco, diventa evidente come il pensare e realizzare l’extrascuola richiedano l’adozione di attenti processi di ideazione, promozione e gestione, capaci di mobilitare creatività, competenze e risorse dentro la comunità.
 
[1]I ragazzi dell’extra.lab. Fare laboratorio con i ragazzi” Documento di sintesi del Laboratorio Provinciale Extrascuola a cura di Franco Floris – Provincia di Bergamo Settore Politiche Social, 2005


Un punto di incontro per chi opera per il diritto dei ragazzi e delle ragazze all’apprendimento e alla cultura